perché proteggiamo la proprietà intellettuale

Perché proteggiamo la proprietà intellettuale? Per quale ragione le idee, la conoscenza, l’arte necessitano di essere protette da una forma di proprietà? Perché è necessario renderle esclusive anziché lasciare che siano liberamente e gratuitamente fruibili da tutti?

He who receives an idea from me, receives instruction himself without lessening mine; as who lights his taper at mine, receives light without darkening me[1]. Con queste parole, Thomas Jefferson descriveva le idee e la conoscenza, attribuendogli quelle proprietà che, in linguaggio economico, caratterizzano i c.d. “beni pubblici”.

In economia, un bene pubblico è caratterizzato da due proprietà: assenza di rivalità nel consumo ed assenza di esclusività.

Assenza di rivalità significa che il consumo di un bene da parte di un individuo non preclude la possibilità per un altro individuo di consumarlo allo stesso modo. Se acquisto una mela e la mangio, nessun altro sarà in grado di mangiare quella stessa mela. Così, se acquisto una casa per abitarci esclusivamente con la mia famiglia, nessun’altra famiglia potrà abitarla allo stesso momento. Una mela od una casa non sono beni pubblici, perché l’utilizzo da parte di un limitato numero di persone ne preclude il medesimo utilizzo per la collettività. Diversamente, se ascolto una canzone, ciò non preclude che anche altri possano ascoltare la stessa canzone nello stesso o in diversi momenti. Come la luce nella iconica frase di Thomas Jefferson, una canzone può essere ascoltata da un indefinito numero di persone, senza che ciò riduca in alcun modo la mia stessa possibilità di ascoltarla e di goderne.

La seconda caratteristica dei “beni pubblici” è l’assenza di esclusività. Ciò significa che, una volta che il bene è prodotto o un servizio fornito, risulta impossibile o particolarmente difficile impedirne la fruizione a soggetti che non hanno pagato per averlo. Un classico esempio di bene pubblico non esclusivo è la difesa militare di una nazione. Sarebbe possibile privatizzare la difesa militare e garantirla soltanto a quei soggetti che decidano di pagare il servizio? Sarebbe forse possibile, in caso di guerra, proteggere l’abitazione di Tizio ed escludere invece l’abitazione del suo vicino di casa Caio? Lo stesso esempio può essere fatto per l’illuminazione pubblica. E’ forse possibile permettere la fruizione dei lampioni da parte di alcuni cittadini paganti ed escluderla ad altri?

La difesa militare e l’illuminazione delle strade sono dunque beni pubblici, poiché caratterizzati sia dall’assenza di rivalità nel consumo che dall’assenza di esclusività. Per quanto riguarda invece la canzone usata nell’esempio precedente, è forse un bene pubblico? Lo sarebbe se non esistesse la proprietà intellettuale, in questo caso il copyright, poiché, senza di esso, oltre ad essere un bene caratterizzato dalla non rivalità nel consumo, la musica sarebbe altresì un bene non esclusivo.

La musica, le idee, le arti e la conoscenza in generale sono in natura dei beni pubblici. La funzione della proprietà intellettuale è quella di renderli artificialmente dei beni esclusivi. Così come il proprietario di un terreno vi costruisce un recinto per impedirne l’accesso ad altri soggetti, così l’inventore di un nuovo congegno decide di brevettarlo, per impedire che chiunque possa utilizzarlo liberamente senza riconoscergli un compenso economico.

Se questa è la funzione della proprietà intellettuale, qual è invece la sua ragione? Perché rendere le idee, la conoscenza e l’arte oggetto di proprietà? Perché invece non lasciare che queste creazioni dell’intelletto umano restino nel pubblico dominio, ovvero libere e fruibili da tutti senza alcuna limitazione?

La prima e più importante ragione della proprietà intellettuale è quella di incentivare l’innovazione, la creatività e la cultura. La conoscenza è un bene pubblico dal punto di vista del consumo ma è un bene privato dal punto di vista della produzione[2]. Creare conoscenza non è un processo gratuito ma necessita investimenti sia umani che finanziari. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, il costo di ricerca e sviluppo di un nuovo farmaco ha raggiunto nel 2012 l’esorbitante somma di 1,2 miliardi di sterline. E’ evidente che nessuno avrebbe interesse ad investire una tale somma di denaro senza prevedere un ritorno economico, il quale può essere garantito soltanto dall’esclusività del risultato.

La seconda ragione ha un fondamento di tipo etico. Il diritto dell’autore alla protezione degli interessi morali ed economici risultanti da una produzione scientifica, letteraria od artistica è riconosciuto dall’art. 27.2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Nessuno pretenderebbe da un falegname la costruzione di un tavolo senza riconoscergli alcun corrispettivo. Allo stesso modo, l’autore di una creazione immateriale deve avere il medesimo diritto di trarne un profitto e di farne una professione.

Una terza ragione ha un fondamento utilitaristico e riguarda maggiormente il campo delle invenzioni. Se ad un inventore non venisse riconosciuto il diritto di brevettare la propria creazione e conseguentemente di fruirne in modo esclusivo per un limitato periodo di tempo, egli cercherebbe di trarne il maggior beneficio economico mantenendola segreta. Ciò creerebbe un danno per la società intera, poiché l’invenzione non verrebbe pubblicata ed il suo sviluppo da parte di terzi soggetti ne risulterebbe precluso. Il sassofono è stato l’unico strumento musicale dell’orchestra ad essere stato brevettato. Ad inventarlo fu Adolphe Sax, il quale ottenne il brevetto in Francia nel 1846. La pubblicazione del brevetto ha dato la possibilità a chiunque di sviluppare e migliorare il sassofono, dando vita a diversi tipi di sassofono (il sassofono basso, il sassofono contralto, il sassofono baritono etc.) e perfezionandone il funzionamento. Oggi la protezione brevettuale data al sassofono ed ai suoi ulteriori sviluppi è scaduta e chiunque può liberamente costruirlo, svilupparlo e venderlo, usufruendo della vasta conoscenza acquisita e pubblicata nel corso degli anni da precedenti costruttori. Diversamente, fra il XVII ed il XVIII secolo i migliori violini venivano costruiti a Cremona (Stradivari, Guarnieri), sulla base di conoscenze famigliari gelosamente mantenute segrete. Il risultato è che ad oggi tali conoscenze sono andate perdute e la perfezione raggiunta da quei particolari violini non può essere eguagliata neppure con le conoscenze moderne[3].

Un’ultima ragione riguarda invece i segni distintivi, quali marchi ed indicazioni geografiche. In questo caso, la protezione data dalla proprietà intellettuale è rivolta a garantire una corretta informazione nel mercato e ad evitare che i consumatori vengano tratti in inganno.

Se queste sono le ragioni che ci portano a ritenere la proprietà intellettuale un giusto compromesso fra il diritto degli autori di disporre delle proprie creazioni e l’interesse del pubblico a goderne, è necessario non perderle mai di vista e non piegarle alla pura logica del profitto, oggi più che mai, in un mondo dove la ricchezza è sempre più immateriale e le barriere fisiche al diffondersi della conoscenza sono sempre più labili.

[1] Jefferson T., Letter to Isaac McPherson, August 13, 1813.

[2] Gurry F., Speech at University of Melbourne, August 22, 2013.

[3] Gurry F., cit.

 

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