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Tutela del marchio d’impresa: 8 buone ragioni per registrare il marchio sin dalla fase di Start Up

Per ottenere la tutela del marchio d’impresa, quest’ultimo non deve necessariamente essere registrato. Qualsiasi segno volto a contraddistingue i prodotti e i servizi di un’impresa, indipendentemente dalla sua registrazione, è un considerato un marchio.

Quando un segno viene costantemente utilizzato da un’impresa per identificare un suo prodotto o servizio senza essere registrato si parla di marchio di fatto. Ma allora, perché scomodarsi a registrare il marchio? Ecco 8 buone ragioni.

1) Perché la tutela del marchio di fatto è molto bassa e può precludere la futura espansione dell’impresa

Per ottenere la tutela del marchio di fatto è necessario dimostrarne l’esistenza, la validità e l’estensione. L’onere probatorio ricade sul titolare del marchio di fatto ed è spesso molto complesso. Egli dovrà non soltanto dimostrare di aver costantemente e da tempo utilizzato il marchio per distinguere i suoi servizi. Dovrà anche provare che il marchio è conosciuto dal pubblico ed in quale ambito territoriale. La tutela del marchio di fatto non si estende infatti all’intero territorio nazionale, bensì soltanto al luogo in cui ne è dimostrata la notorietà.

Poniamo ad esempio che un gioielliere decida di aprire un negozio nel centro di Firenze e di lanciare una propria linea di gioielli, contraddistinta da un proprio marchio. Se con il tempo il marchio acquista una certa notorietà nella città di Firenze, il titolare potrà impedire ad un altro gioielliere di aprire un negozio ed usare lo stesso marchio nello stesso quartiere e, forse, persino nella stessa città. Per farlo però non godrà di una tutela automatica e certa. Dovrà invece essere in grado di dimostrare in giudizio l’esistenza e l’utilizzo del proprio marchio ma soprattutto la conoscenza da parte del pubblico. Non potrà invece impedire l’utilizzo del suo marchio ad un gioielliere di Venezia.

Cosa succede se qualcun altro registra il marchio prima di lui? Non potrà impedirlo a meno che non riesca nella difficilissima impresa di dimostrarne la notorietà a livello nazionale. Se dimostra di aver utilizzato il marchio prima della registrazione altrui, potrà continuare a farlo ma solo nell’ambito territoriale in cui il suo marchio è già conosciuto. Ogni possibilità di espansione, compresa la vendita su internet, gli sarà invece preclusa.

2) Per non rischiare di perdere tutti gli investimenti fatti per creare il proprio brand

Al giorno d’oggi la concorrenza è vasta in qualsiasi settore. Per riuscire ad emergere nel mercato è necessario distinguersi, avere un’immagine commerciale vincente e creare un brand. Per farlo sono necessari investimenti, talvolta anche importanti. Non si tratta soltanto di investimenti economici ma anche semplicemente lavorativi, necessari a mantenere uno standard elevato dei propri prodotti e far sì che questi vengano conosciuti dal pubblico per la loro qualità.

Una volta che si è riusciti a creare questa immagine, il pubblico dei consumatori la assocerà sempre e comunque al nostro marchio. Ecco perché è importante registrare un marchio prima di impegnarsi in investimenti che rischierebbero di vanificarsi.

Ad esempio. Potremmo investire migliaia di euro in pubblicità oppure anni di lavoro per far conoscere un marchio che appartiene già a qualcun altro e che da un giorno all’altro potrà obbligarci a smettere di usarlo (si veda L’uso del proprio nome uguale ad un marchio registrato). Se non ci siamo affidati ad un professionista, potremmo scoprire che il nostro marchio non è registrabile. Peggio ancora, qualcuno potrebbe approfittare dei nostri sforzi e registrare il marchio prima di noi, impedendoci così di espanderci.

3) Perché dopo è troppo tardi!

Quante volte ho sentito dire: “sì, lo faccio a settembre!“, “il prossimo anno sicuro!“, “aspetto ancora un po‘”, “si ma ancora non ce n’è bisogno“, “non è il momento” etc. La mentalità imprenditoriale italiana soffre di un grosso difetto: “se costa soldi e non è obbligatorio, allora non c’è ragione di farlo“. E’ comprensibile. Con tutti i costi obbligatori che un’impresa è chiamata a sostenere, non è facile accollarsi anche quelli che non lo sono, soprattutto quando non se ne intuisce un vantaggio immediato. La tentazione è sempre quella di rimandare.

Attenzione però a rimandare troppo la tutela del marchio, perché, per le ragioni già spiegate, potrebbe essere troppo tardi.

Qualche tempo fa mi ha colpito la storia di una piccola artigiana fiorentina. Trattasi di una ragazza che aveva creato una propria linea di borse molto originali. La particolarità di queste borse era data da un simbolo da lei personalmente creato, che si ritrovava in tutti i suoi lavori e che aveva adottato anche come insegna del suo negozio. Questo simbolo non era stato registrato come marchio ed era conosciuto soltanto dalla sua ristretta nicchia di clienti. Un giorno, suo marito le ha mandato da Milano la foto della vetrina di una nota casa di moda. Esposta c’era una borsa con un simbolo identico al suo.

La storia mi ha colpito perché non è facile pensare che una nota casa di moda possa aver copiato da una piccola artigiana. E’ però possibile che un designer sia passato dal negozio di Firenze, sia rimasto particolarmente colpito dal simbolo e lo abbia riprodotto e proposto alla casa di moda, più o meno coscientemente. Se quest’ultima, come probabile, ha registrato il marchio, la giovane artigiana non potrà più farlo. Inoltre non potrà espandersi dal suo piccolo negozio di Firenze, non potrà vendere online e dovrà stare attenta a dimostrare di aver usato il marchio sin da prima, per non rischiare di incorrere in azioni di risarcimento. Insomma, anni di lavoro per creare quel simbolo e farlo conoscere sono andati in fumo a causa di una mancata registrazione.

4) Perché si può partire dalla tutela del marchio italiano per poi espandersi

Se proprio si vuole rimandare, è possibile registrare un marchio soltanto italiano, con un investimento piuttosto ridotto, e successivamente espanderlo in un marchio comunitario od internazionale senza perdere i propri diritti.

Si parla in questo caso di priorità. Chi ha depositato un marchio italiano potrà effettuare entro sei mesi un ulteriore deposito in paesi esteri, beneficiando della data di priorità del primo deposito.

5) Perché ci protegge dalle contraffazioni

Una volta che un’impresa è riuscita a creare un proprio brand ha la necessità di proteggersi dalle contraffazioni dei suoi prodotti. Non soltanto perché queste possono porsi in concorrenza e ridurre i ricavi dell’imprenditore approfittando dei suoi investimenti, ma anche e soprattutto perché le contraffazioni rischiano di danneggiare la sua immagine commerciale.

Dopo che un’impresa è riuscita a far conoscere i suoi prodotti per la loro qualità, cosa succederebbe se sul mercato si trovassero prodotti con marchio identico o simile ma di qualità scadente? Anche il marchio originale ne risulterebbe gravemente danneggiato.

Diversamente dal marchio di fatto, il marchio registrato consente un’efficace tutela dalle contraffazioni.

6) Perché il marchio è un valore aggiunto per l’impresa ed una potenziale fonte di reddito

Il marchio non è soltanto un costo, bensì un valore che si aggiunge all’impresa. La spesa sostenuta per la tutela del marchio non viene persa ma permette di iscriverlo a bilancio come bene immateriale. Se l’impresa viene ben gestita, il marchio non può che aumentare il proprio valore e, con esso, quello dell’azienda.

Nel 2017, il marchio Apple è stato valutato 184,20 miliardi di dollari! Probabilmente la nostra start-up non diventerà la nuova Apple, ma non c’è dubbio che il marchio possa rappresentare un valore importante in una sua futura patrimonializzazione.

Un marchio registrato può essere anche sfruttato economicamente mediante la concessione in licenza, il franchising etc. In questo modo potrebbe tradursi da costo a fonte di ulteriore reddito per l’impresa.

7) Perché ci sono gli incentivi fiscali!

Lo so, molti di voi avranno saltato tutti i precedenti punti per arrivare a questo: incentivi fiscali, l’unica cosa che ormai smuove l’imprenditore italiano.

Ebbene, l’investimento necessario a registrare un marchio italiano è estremamente contenuto (si veda Registrazione marchi) e qualsiasi imprenditore può permetterselo. Per quanto riguarda invece le registrazioni europee ed internazionali, che costano un po’ di più, il Ministero dello Sviluppo Economico prevede spesso degli incentivi per le piccole e medie imprese. Più recentemente è stato istituito il Patent Box, ovvero un regime fiscale agevolato per redditi derivanti da asset di proprietà intellettuale, quali marchi, brevetti, disegni e modelli, software etc.

Per sapere se in questo momento sono disponibili incentivi fiscali, è possibile consultare il sito dell’UIBM oppure rivolgersi alla Camera di Commercio.

8) Perché il simbolo con la R cerchiata “fa figo!”

Nel mio lavoro mi è capitato di vedere più volte imprenditori apporre la R cerchiata su un marchio, anche se ancora in corso di registrazione o addirittura neppure depositato. D’altronde è come la C cerchiata di Copyright, anche quando non serve a niente o non si sa cosa significa… “fa figo!”.

Attenzione però, perché apporre la R cerchiata su un marchio non ancora registrato è un illecito sanzionato dall’art. 127 c.p.i. Se proprio volete mettere qualcosa accanto al vostro marchio, usate il simbolo TM, che in genere (ma non solo) viene usato per marchi solo depositati od anche per marchi di fatto.

Rivolgersi ad un professionista

Se queste ragioni ti sembrano sufficienti a tutelare il tuo marchio e vuoi sapere quanto costa, puoi consultare la pagina Registrazione marchi, oppure contattare lo Studio Legale per un preventivo gratuito.

 

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Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

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